III Congresso 1928 Atti Chiusura La Serata Corale 20 settembre

  

LA SERATA CORALE

 

La serata corale ha richiamato una strabocchevole folla all’Esposizione. Il piazzale davanti al Padiglione dei Combattenti era stato parzialmente occupato da un quadrato di sedie per gli invitati, soci del «Nastro Azzurro» e combattenti: attorno al quadrato si è accalcata la folla desiderosa di applaudire gli inni patriottici. La massa dei cinquecento coristi delle tre società: Stefano Tempia, Palestrina e Sindacato Teatrale era schierata sulla gradinata del padiglione; dinanzi ad essa l’orchestra diretta dal maestro Ferruccio Negrelli.

Tra le acclamazioni sono state eseguite: la Marcia Reale, l’Inno «Giovinezza» e le «Aquile di Roma» del maestro Blanc; poi la Canzone del Piave, della quale si è anzi voluto il «bis».

Ma il successo maggiore, veramente entusiastico lo hanno ottenuto le canzoni di guerra dei nostri alpini. Le ingenue parole e i caratteristici ritmi, popolarissimi, hanno acquistato nell’esecuzione della disciplinata massa corale — preparata dal maestro Pistone — una suggestiva bellezza che ha profondamente impressionato gli ascoltatori. Quando poi si é udito l’italianissimo «Mazzolin di fiori» dalle semplici parole traboccanti di sentimento il pubblico si € commosso e ha acclamato gli esecutori e ha voluto il «bis», concesso tra scroscianti applausi. In un intermezzo al suono della Marcia Reale è stato alzato il tricolore al canto de «la bandiera dai tre colori è sempre stata la più bella!» fra gli entusiastici frenetici evviva della folla. La seconda parte del programma ha incontrato uguale successo. Il maestro Negrelli e tutti gli esecutori sono stati festeggiatissimi.

Subito dopo i congressisti si riuniscono nel grande salone dei festeggiamenti ove è preparato un sontuoso rinfresco offerto dal Comitato dell’Esposizione. Numerosi sono i discorsi di commiato; v’è il saluto di S. E. Ricci Commissario di Torino e di altre Autorità cittadine; tutti hanno parole di alta ammirazione e di profonda riconoscenza per i valorosi che si prodigarono più di ogni altro sui campi di battaglia. Si crea nella sala quell’ ambiente di simpatica fraterna comunione di spiriti che accompagna sempre le adunate dei vecchi soldati che hanno rivissuto insieme nei ricordi e nelle rievocazioni le ore tragicamente sublimi passate in trincea. La medaglia d’oro De Cesaris risponde a tutti con parole ispirate alla solennità del momento, e la fine del suo discorso è accolta da una appassionata ovazione. Chiude la lunga serie dei saluti Monsignor Cravosio che improvvisa una commovente orazione che suscita l’entusiasmo di tutti i presenti. La riunione si scioglie fra i saluti e gli addii con la promessa di rivedersi al prossimo congresso.

A Cura di Chiara Mastrantonio