GIACOMO NASATTI – M.B.V.M.

  

 Biografia  Giacomo Nasatti,  classe 1916, sergente del 5° Reggimento Alpini  Battaglione “Morbegno”

Giacomo Nasatti nasce a Valmadrera (CO) il 21 maggio 1916,  figlio di Santo e Anghileri Melania; quintogenito di una famiglia di 4 maschi e due femmine, trascorre l’adolescenza nella corte contadina “Fatebenefratelli”, sulla Rocca di Valmadrera a picco su “Quel ramo del Lago di Como” di manzoniana memoria”. Conseguita la licenza di 5° elementare è assunto come apprendista falegname presso una fabbrica in Lecco. In occasione della “Crociera Aerea del Decennale”, luglio – agosto 1933, guidata da Italo Balbo, il giovane ebanista, fedele alla Voce del suo tempo, realizza un modellino in legno del famoso idrovolante SIAI Marchetti S 55 X. utilizzato per il volo transoceanico. La copia dell’aereo è perfetta. Sulle ali spicca il tricolore e l’opera viene esposta alla Mostra del Fascio di Lecco per celebrare l’evento di risonanza mondiale. Nel tempo libero frequenta la Palestra Ghislanzoni di Lecco, pratica il pugilato (sport fra i più antichi “nobile arte della difesa”).  Come dilettante partecipa a vari incontri provinciali e regionali con successo. Oltre il pugilato ama le escursioni in montagna: è un buon alpinista, lo sarà anche in età avanzata.

Chiamata alle armi e Spagna

La chiamata alle armi arriva il 10 maggio 1938: arruolato nel 5° Reggimento Alpini Battaglione “Morbegno” a Merano: il “30 giugno 1938 è nominato soldato scelto, il 10 agosto promosso al grado di caporale e il 30 novembre 1938 promosso caporal maggiore di squadra fucilieri. Distinzioni e servizi speciali: tiratore scelto col fucile mod. 91, fucile mitragliatore. “

27 febbraio 1939, è “Volontario in servizio non isolato all’estero per tempo indeterminato nel “1° Battaglione Alpini in pratica “osservatore” in Spagna, dove gli Alpini vanno in borghese, ma non rinunciano al cappello alpino che nascondono sotto il pastrano (vedi foto); arrivati a Cadice, via mare, non sono impiegati perché nel frattempo il Generale Franco entra vittorioso a Madrid. Gli Alpini rientreranno in Patria, sempre via mare, facendo la “quarantena” a Castellamare di Stabia (vedi foto).  Finita la quarantena il “1° Battaglione Alpini” viene sciolto e gli alpini rientrano ai Battaglioni di appartenenza riprendendo le esercitazioni.

Nella Caserma del 5° Alpini a Merano, dopo gli addestramenti, era possibile organizzare attività sportive come partite di calcio, incontri di boxe e altre discipline. Il Caporal magg. Nasatti Giacomo disputò alcuni incontri di box , fra cui quello col Capitano Verdi (nome di fantasia) di cui sono venuto a conoscenza nel 2011 tramite il racconto del Ten. Col. (R.O) Enzo Curti, classe 1917, (“andato avanti” nel 2016 all’età di anni 99) il quale, all’epoca del fatto, era Caporal magg. del “Morbegno” con mio padre.“ Il Capitano Verdi è un bell’uomo, alto e forte, però sul ring si trova in difficolta, in quanto tuo padre, pur essendo più basso (1.64,5), è più giovane, più agile e preparato. Ad un certo punto dell’incontro l’ufficiale si ferma e dice, “ma tu fai sul serio”, la risposta di tuo papà è pronta e rispettosa: “Signor Capitano, se vuole, mi fermo” la replica: “no, no, vai avanti, è un ordine!” Il match riprende: il Capitano non è in grado di competere con la tecnica precisa dell’avversario e perde l’incontro. Scrosciano gli applausi degli Alpini che tifano per il caporale, perché il capitano è molto rigido con la truppa e non lesina in punizioni. Ma, a sorpresa, il capitano, da ufficiale gentil’uomo, abbraccia tuo padre, per la correttezza dimostrata nel combattimento. Di nuovo scrosciano applausi da parte di tutti i presenti”. Nasatti diventa un mito per noi alpini e, il capitano, meno rigido con la truppa. A dimostrazione che lo Sport, praticato con puro agonismo, non conosce censo e gradi, ed ha capacità di unire le persone. Nelle gare internazionali supera i confini e unisce le Nazioni, vedi Olimpiadi.    9 settembre 1939, Hitler invade la Polonia. Il 6 novembre 1939, mio padre ha concluso i 18 mesi di leva e resta “Trattenuto alle armi a senso della famosa “Circolare 4001 in data 24 agosto 1939 del Ministero di Guerra.” E’ il preludio dell’entrata in guerra: continuano le esercitazioni e gli addestramenti delle nuove reclute.

10 giugno 1940, dichiarazione di guerra alla Francia e all’Inghilterra a fianco della Germania

Il 5° Alpini, facente parte della “Tridentina” partecipa alle operazioni di guerra sul fronte Occidentale contro la Francia, dall’ 11 al 24 giugno, nella zona del Col de la Seigne.  

Il fronte “greco – albanese”,  28 ottobre 1940- 23 aprile 1941

28 ottobre 1940, l’Italia dichiara guerra alla Grecia. Il 5° Reggimento Alpini inizia il trasferimento in ferrovia diretto a Brindisi il 4 novembre. Da Brindisi, nei giorni 10, 11 e 12 novembre raggiunge l’Albania.  Il Morbegno e l’Edolo sono aviotrasportati, mentre il Tirano e i reparti minori sbarcano in Albania via mare; il 13 novembre il Morbegno e L’Edolo sono già attestati nella zona montuosa di Coriza a contatto. Il “Morbegno” sostiene i primi accaniti combattimenti sul Monte Lofka. Non ostante l’eroica resistenza, causa anche le condizioni metereologiche avverse, il 5° Alpini è costretto a ripiegare nelle posizioni retrostanti: In un mese e mezzo di durissimi combattimenti ha dato un generoso contributo alla Campagna: 1300 uomini tra morti, dispersi, feriti e congelati (senza contare gli ammalati gravi).

il 28 dicembre 1940, per ricomporre i ranghi del Battaglione “Morbegno”, decimati dai combattimenti e dalle intemperie di quel terribile inverno, affrontato con un equipaggiamento inadeguato, iniziano ad arrivare i Complementi fra questi il Capitano Adriano Auguadri e gli Arditi di Battaglione. Il caporal magg. Nasatti Giacomo il 19 gennaio 1941 è aviotrasportato da Foggia a Tirana. Trasferito in prima linea il 24 gennaio 1941, partecipa all’azione di carattere offensivo condotta dal Capitano Auguadri a quota 926 di Squimari in Val Tomorezza, ricevendo la M.B.V.M. (sul campo) dal Comandante del 5° Alpini, Colonnello Carlo Fassi.

“Nasatti Giacomo di Santo, da Valmadrera (Como) cl. 1916, caporal maggiore 5° Alpini Btg. “Morbegno” Comandante di squadra fucilieri, durante un attacco contro posizione nemica, guidava con perizia e coraggio il proprio reparto che incitava con la parola e coll’esempio, sull’obbiettivo assegnato alla squadra finchè, giunto a contatto col nemico, ne aggirava la posizione assaltando con bombe a mano e baionetta riuscendo così a ributtarlo con perdite e impadronirsi della posizione. Ad un tentativo nemico di contrassaltare si opponeva con energico fuoco e bombe a mano. Sempre di esempio ai suoi uomini, ha dimostrato alto senso del dovere e ardimento. – Quota 926 di Sqimari, (fronte greco) 24 gennaio 1941”   

 A Squimari gli Alpini del “Morbegno”, durante una pausa dai combattimenti, esprimono il Voto che verrà sciolto nel 1959 con la Chiesetta Votiva al Pian delle Betulle, Valsassina (LC). Seguiranno altre azioni sul Monte Guri i Topit: a quota 2110 il 9 marzo e quota 2120 il 4 aprile 1941, con l’olocausto del “Morbegno” col sacrificio di Auguadri, Ferruccio Battisti e tantissimi Caduti da ambo le parti.  Il 25 marzo,  Nasatti viene ricoverato all’Ospedale Militare da Campo, sarà dimesso il 5 maggio. Rientrato in Patria, il 25 luglio 1941, è mandato in licenza straordinaria di gg. 32 (Circolare 143750 / 53.1.9) torna casa dai genitori e dalla sua amata fidanzata. Rientra al “Morbegno”, dislocato in Piemonte, il 26 agosto 1941, riprende le esercitazioni e gli addestramenti delle reclute. 12 marzo 1942, si sposa con mia madre Elvira Baù classe 1919, il matrimonio si celebra Veronella (VR), luogo di nascita della mamma. Il 20 maggio 1942 cessa di essere mobilitato perché passato effettivo al Comando Truppe al Deposito del 5° Alpini: farà la spola fra il Magazzino Deposito del “Morbegno” di Lecco e la Caserma di Merano. 15 gennaio 1943, promosso al grado di sergente. 6 giugno 1943, a Malgrate nasce il sottoscritto: alla bella notizia papà è in Val Venosta con le reclute classe 1924, offre da bere ai suoi alpini e viene a casa in licenza.

La prigionia nei Lager nazisti

 I momenti belli durano poco, infatti, 3 mesi dopo, l’8 settembre 1943, l’annuncio dell’Armistizio di Badoglio coglie mio padre e il Ten. Giuseppe Lazzati a Merano con le reclute del 2° scaglione classe 1924, provenienti dal Deposito di Lecco. La maggioranza degli ufficiali e della truppa rifiutano l’adesione alla costituenda R.S.I.  Pigiati come sardine, sui carri bestiame, sono deportati nei Lager Nazisti in territorio germanico.  Sottoufficiale, decorato al V. M., Nasatti è scelto come capo-baracca; rinuncia per stare accanto ai suoi Alpini. Stimato dai prigionieri, costretto al lavoro coatto, subirà maltrattamenti inumani dai nazisti. Patirà fame e freddo ma troverà la forza e il coraggio di resistere, al pensiero dei suoi cari che anelano il suo ritorno. Papà tornerà a casa la mattina del 26 agosto 1945; dopo un viaggio allucinante dalla Polonia al Brennero, in massima parte a piedi, attraverso città e territori devastati dalla follia della guerra. Dimagrito e provato, abbraccia sua moglie e il suo bimbo. La famiglia è riunita e la vita, degna d’essere vissuta, ricomincia.

Fine della guerra, nascita della Repubblica Italiana

2 giugno 1946, l’Italia, dalle macerie della guerra, rinasce come Repubblica, libera e democratica fondata sul lavoro. Fra i padri costituenti il Prof. Giuseppe Lazzati, Alpino reduce dai Lager nazisti. Giacomo, congedato, dopo 90 mesi al servizio della Patria, viene assunto come operaio presso la Società elettrica Orobia, in seguito diverrà ENEL.  Luglio 1946 nasce mia sorella Ada. Nel 1950 insieme al fratello Galdino acquista un piccolo lotto di terreno a Valmadrera. Lo zio muratore e papà falegname si rimboccano le maniche e lavorando in economia, costruiscono due casette ognuna col suo orticello. Ricordo la gioia di mamma e l’orgoglio di papà per la nostra casa. In quegli anni riceve visite dai suoi ex commilitoni. Il sindaco, nelle ricorrenze patriottiche, invita papà accanto a sé. Nel 1957 nasce mio fratello Fabrizio e il Gruppo Alpini Valmadrera di cui papà è stato cofondatore e capogruppo. (vedi foto)

Due anni dopo, nel 1959, partecipa alla consacrazione della Chiesetta del Battaglione “Morbegno” (ex Voto sul fronte greco-albanese) al Pian delle Betulle in Alta Valsassina. Quella domenica ero presente anch’io, sedicenne, col gagliardetto del Gruppo Alpini Valmadrera. Ricordo la moltitudine di Alpini sul prato antistante la nuova Chiesetta e il toccante incontro di mio padre con alcuni suoi Alpini, reduci, i quali in segno di amicizia e stima formarono un gruppetto vicino a Giacomo, il loro “sergente”, che nei Lager nazisti non li aveva lasciati soli! Negli anni a seguire, ogni prima domenica di settembre, Giacomo, salirà in pellegrinaggio al Pian Betulle per ricordare i commilitoni Caduti e quelli “andati avanti”.

 Gli anni della pensione

Nel 1974, Giacomo riceve dal Presidente ENEL la “Medaglia d’Argento per i 25 anni di effettivo servizio e operosa attività. Incapace di stare inattivo affitta una porzione di terreno agricolo in stato d’abbandono. Dopo aver estirpato erbacce e rovi realizza, con le proprie mani, una casetta in legno tipo “Baita alpina” con l’immancabile orticello al servizio dei famigliari e dei numerosi amici per trascorre momenti in lieta compagnia. Mio padre è “andato avanti” nel 1990, dopo una vita laboriosa accanto alla sua sposa, ai suoi figli e numerosi nipoti, lasciando il ricordo di una persona attiva e disponibile, rispettosa di sé, degli altri e della Natura. Reduce di guerra e dall’internamento nazista per la conquista della Libertà e della Democrazia della Sua e nostra amata Patria. Beni imprescindibili da custodire con amore e trasmettere intatti alle future generazioni.

“PER NON DIMENTICARE”

La Repubblica Italiana, dopo decenni di colpevole oblio, con la Legge n. 296 del 26 dicembre 2006, ha istituito la “Medaglia d’Onore” a titolo di riconoscimento, soprattutto morale, ai militari italiani che dopo l’8 settembre 1943, furono catturati e internati nei lager in territorio germanico destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra del Terzo Reich. Degli oltre 650.000 internati italiani circa 50.000 morirono di stenti e maltrattamenti subiti dai guardiani dei Lager.

la Federazione dell’Istituto Nastro Azzurro di Lecco, in linea con gli scopi dello Statuto da alcuni anni svolge, volontariamente, le ricerche dei Fogli Matricolari relativi ai militari che nelle guerre del secolo scorso hanno servito la Patria con atti d’eroismo, senso del dovere e dell’onore. Grazie alla fattiva collaborazione con l’Archivio di Stato di Como, dal 2012 a oggi state consegnate 130 medaglie d’Onore agli IMI (Internati Militari Italiani) in massima parte alla (memoria) cui va aggiunta la posa di 34 “marmette” votive presso la Chiesetta del Battaglione “Morbegno” al Pian delle Betulle.

Valmadrera, 03 novembre 2020

Mario Nasatti