
da “IL NASTRO AZZURRO” n°6-2009
Truppe in movimento, mezzi corazzali, colonne di rifornimento, depositi, navi al largo ed alla fonda; tutti questi obiettivi ed altri ancora sono perseguiti, colpiti, mitragliati, spezzonati, silurati, a seconda dei bersagli, nonostante la notevole superiorità numerica e qualitativa della caccia nemica che, per l’occasione, dispone di potenti velivoli Hurricane, armati con otto mitragliatrici ognuno, armamento di cui noi non disponiamo.
Ma i nostri caccia contendono all’avversario il cielo della lotta con vigore ed irruenza sconcertante, supplendo alle deficienze dell’armamento con la perizia, il coraggio e l’abilità acrobatica, e riuscendo in tal modo a tener loro bravamente testa.
Il 9° Stormo da bombardamento terrestre si trova in schieramento avanzato. Lo comanda il Col. Mario Aramu, due volte pilota atlantico, bella figura di comandante, bombardiere d’eccezione, soldato di razza che, col suo prestigio e l’esempio quotidiano di assoluta dedizione al dovere, ha saputo forgiare i suoi dipendenti, fino a rendere lo Stormo un temibile strumento di guerra.
Trascinatore di uomini qual è, dall’inizio dell’offensiva ha volato ininterrottamente sul nemico, sempre in testa alle sue formazioni, qualunque ne fosse la consistenza numerica. Nelle soste fra una missione e l’altra, accudisce alla complessa preparazione delle missioni stesse ed a tutto il lavoro di coordinamento delle varie operazioni, che formano la vita di un campo d’aviazione di guerra, in fase, per giunta, di spostamento verso altra base arretrata. Egli non si sgomenta: trova tempo per tutto, tiene saldamente in pugno l’organizzazione dello Stormo, ne guida l’zione, ne vive le ansie. È quello che si dice l’anima dei suoi reparti.
Il l6 dicembre 1941 è appena rientrato da un volo a bassa quota contro mezzi corazzali nemici. Nel volo di ritorno ha notato minacciosi movimenti avversari ma non ha potuto far nulla, Perché ha già scaricato tutte le bombe è le spezzoniere e bisogna ritorni a rifornirsi di carburante, di altre bombe, di altri spezzoni.
La nostra caccia è tutta impegnata altrove e quindi non può fornirgli alcuna scorta. Il cielo della vasta battaglia manovrata e insidiata dalla R.A.F., che vola a pattuglioni sul deserto conteso. Aramu sa tutto questo; ma sa pure che lasciare indisturbate le colonne osservate che muovono verso un settore delicato del nostro malfermo e provvisorio schieramento, è assai pericoloso.
Senza esitazione fa rifornire di benzina e di bombe sei apparecchi ed alla loro testa parte per il settore, nel quale ha osservato le minacciose colonne avversarie.
Fanno parte della spedizione il Ten. Col. Guglielmo GrandJaquet, Comandante di un Gruppo ed il Cap. Victor Hugo Girolami, Comandante di una Squadriglia. Vi sono così fra i sei equipaggi i tre gradi fondamentali della scala gerarchica dello stormo: il simbolo quasi della funzione di comando dei reparti di volo, nei quali l’esempio di fronte al rischio costituisce il segreto dell’ascendente che un Comandante può esercitare sui propri dipendenti.
Durante la rotta d’avvicinamento la formazione viene attaccata da una ventina di Hurricane. La lotta si fa presto accanita ed i nostri col fuoco incrociato delle loro armi multiple si difendono magnificamente, dandosi reciproco appoggio ed impedendo per qualche minuto che la formazione si smembri. L’incrociarsi delle raffiche traccianti dei due gruppi in lotta rende oltremodo drammatico lo scontro. Cinque caccia vengono man mano colpiti e precipitano in fiamme. Ma queste vittorie hanno la loro contropartita.
La velocità ed agilità degli Hurricane, unite al loro formidabile armamento, non possono non aver ragione della pesantezza di manovra dei bombardieri, qualcuno dei quali viene staccato dalla formazione che gradualmente si smembra. GrandJaquet che per primo ha affrontato l’urto, ed ha concorso strenuamente all’abbattimento dei cinque velivoli, viene a abbattuto sua volta. Girolami ad un certo momento ha il mitragliere fulminato da una scarica avversaria. Lo sostituisce personalmente nel maneggio dell’arma e continua l’accanita difesa. Dopo aver contribuito all’abbattimento di due dei cinque Hurricane. Viene colpito a sua volta in fronte e si riversa sull’arma, mentre l’aeroplano precipita.
Il velivolo di Aramu frattanto, avendo strenuamente combattuto nella prima fase dello scontro, quando la formazione per alcuni minuti riesce a tenersi compatta, nelle peripezie della lotta, viene circondato da una pattuglia di avversari quanto mai accaniti ed esasperati dall’abbattimento dei loro compagni. Il duello è disperato, le traccianti degli Hurricane l’avvolgono per ogni dove, feriscono mortalmente l’armiere e dopo un poco un ufficiale che si è portato alla mitragliatrice superiore.
Lasciato il pilotaggio del bombardiere al 2° pilota, Aramu prende il posto di uno dei caduti e, trasformandosi in mitragliere, con fredda precisione di mira risponde alle raffiche con le raffiche. Il velivolo intanto è più volte colpito in parti vitali, i motori funzionano con qualche cilindro in meno. L’impari duello dura qualche minuto e ad ogni passaggio degli attaccanti il bombardiere incassa colpi rovinosi, pur facendo partire colpi altrettanti rovinosi. Ma il destino è segnato: una raffica prende in pieno Aramu. Egli si abbatte sull’arma rovente che, nello spasimo del trapasso, stringe al suo petto, come per abbracciare il simbolo della sua fede e della sua incondizionata dedizione alla Patria. Trovano gloriosa morte nella missione anche il S.Ten. Tonacella, il S. Ten. Sciavertini, due sottufficiali e nove specialisti.
Cav. Uff. Antonio Di Girolamo
(Presidente della Federazione di Cagliari)
da “IL NASTRO AZZURRO” n°6-2009