
Aquileia è uno dei luoghi più importanti in assoluto nella storia del Friuli Venezia Giulia e dell’Italia. Colonia e porto romano, fu una delle città di riferimento del primo cristianesimo divenendo, in epoca medievale, sede del patriarcato e principale centro politico, culturale e religioso della zona fino al XV secolo. Nei secoli successivi la città fu amministrata dai Veneziani e poi dalle autorità asburgiche fino agli anni della Grande Guerra. Trovandosi in territorio austriaco, la Grande Guerra qui iniziò già nell’estate del 1914. I primi reparti dei bersaglieri giunsero già negli ultimi giorni di maggio del 1915 proseguendo poi la loro marcia verso Monfalcone. La città patriarcale divenne così una delle retrovie sul fronte carsico e nel cimitero a lato della Basilica iniziarono ad essere tumulati i primi caduti.
Il Cimitero degli Eroi si trova nel cuore della città di origine romana, a ridosso della famosa Basilica di Santa Maria Assunta. Si tratta di un sito storico molto importante perché, a differenza degli altri cimiteri, sacrari ed ossari, è l’unico ad aver mantenuto la sua forma originale da quando sono iniziate le sepolture nel 1915. Si sviluppa dietro il campanile e attorno all’abside della storica Basilica della città. Vi sono raccolte 214 salme dei primi caduti nel 1915, sistemate in tombe individuali, alcune sormontate da artistici monumenti in pietra e da croci in ferro e bronzo. All’altezza dell’abside, in un grande sarcofago in pietra, opera dell’architetto Guido Cirilli, sono custodite le salme di 10 degli 11 Ignoti che, raccolte sui vari campi di battaglia, vennero esposte nella navata centrale della Basilica. Una di esse, indicata a caso dalla signora Maria Bergamas, madre di un soldato disperso, fu poi solennemente portata a Roma per essere custodita nell’Altare della Patria quale Milite Ignoto, simbolo dei caduti di tutte le guerre. Sul sarcofago dei dieci Ignoti è stata posta un’epigrafe tratta da un discorso del Duca D’Aosta Comandante della 3^ Armata. Alla base del monumento è tumulata la salma della signora Bergamas, deceduta a Trieste nel 1953, con l’epigrafe: «Maria Bergamas per tutte le madri d’Italia».
Fra le tombe dei caduti si trova l’arca di pietra che custodisce la salma del Maggiore Medaglia d’Oro del 77° Fanteria Giovanni Randaccio, caduto nell’attacco di Fonti del Timavo il 28 maggio 1917. Ai lati, fra i cipressi dello sfondo, due pregevoli sculture dedicate a tutti i Caduti: ‘La Pietà’ dell’artista Ettore Ximenes, e il ‘Sacrificio’ di Edmondo Furlan.