
Federazione Provinciale di Pavia
Sezione di Vigevano e Lomellina
Vigevano (PV) 14.02.2021. Giorno del Ricordo 2021 – Cerimonia in ricordo dei Martiri delle Foibe.
Questa mattina, a Vigevano, si è svolta la cerimonia, in forma statica e ridotta osservando le norme anti Covid, in ricordo dei Martiri delle Foibe, organizzata dalla Sezione del Nastro Azzurro di Vigevano e Lomellina.
L’Amministrazione cittadina ha presenziato con il Gonfalone e rappresentata dal Sindaco Dott. Andrea Ceffa, l’Assessore alla sicurezza Nicola Scardillo e Consigliere Emma Stepan.
Presenti le rappresentanze delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma con i loro Vessilli, schierati a seguire del Labaro Sezionale del Nastro Azzurro Vigevanese, portato dal Cav. Uff. Primino Mazza, scortato dalla Socia Azzurra Marinella Mazza e dal Socio Brigadiere dei CC Francesco Fazio.
La cerimonia ha avuto inizio alle ore 11,00 con l’intervento del Presidente della Federazione Provinciale di Pavia, Brigadiere Capo (r) dei Carabinieri “M.A.V.M.” Calogero Modica, che ha ringraziato per la partecipazione la Rappresentanza comunale e le Associazioni intervenute, nonché i Soci componenti della Sezione Azzurra per la lodevole iniziativa intrapresa nel ricordare ed onorare la memoria dei Martiri delle Foibe in terra Lomellina. Dopo l’intervento del Presidente Calogero Modica, con gli ordini impartiti allo schieramento a cura del Vice Presidente della Sezione Azzura Comm. Dott. Pietro Baldi, sono stati resi gli onori alla Bandiera con le note dell’Inno Nazionale. A seguire, il Socio Dott. Carlo Bindolini ha enucleato i fatti inerenti le Foibe con una breve relazione dallo stesso composta. A questo punto, sono stati resi gli onori ai Martiri delle Foibe con la deposizione di una corona d’alloro, a cura del Cons. Sezionale Ten. Par. (r) Luciano Cervio, in prossimità del cartello stradale della via a Loro dedicata. Dopo la lettura della Preghiera dell’Esule a cura del Dott. Bindolini, sono seguite le note del Silenzio. Successivamente ha preso la parola il Sindaco Ceffa, che ha ringraziato il Sodalizio Azzurro per l’organizzazione dell’evento e le Associazioni presenti, rappresentando nella circostanza del ricordo, come Amministrazione, tutti i Civili che hanno perso la vita assieme ad appartenenti delle Forze dell’Ordine e Armate, solo perché Italiani.
Presenti anche i Soci: Cav. Vittorio Caruso che ha curato le musiche, il Socio Giovanni Bassignana e Giovanni Baldin con i colori della ANFCDG.
La cerimonia si è conclusa con un breve saluto del Presidente Calogero Modica.
Relazione redatta dal Socio Azzurro Dott. Carlo Bindolini.
Il giorno del ricordo
La Legge 30 Marzo 2004 n. 92 ha istituito il “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e delle più complesse vicende del confine orientale. Pertanto dal 2005 ogni 10 Febbraio si celebra questo evento la cui data coincide con la firma dei Trattati di Pace di Parigi siglato nel 1947 che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia in precedenza facenti parte dell’Italia. Dopo oltre sessant’anni da quei tragici eventi sui quali si era steso un colpevole velo di silenzio e di oblio da parte della classe politica italiana del secondo dopoguerra si è iniziato a ricordare il genocidio di circa dieci-quindicimila Italiani che, vittime di un preciso e pianificato disegno di pulizia etnica da parte dei partigiani comunisti di Tito e della famigerata OZNA, la polizia segreta di Tito morirono dopo atroci sofferenze gettati vivi o morti per farne sparire per sempre le tracce nelle foibe, cavità naturali carsiche profonde fino a duecento metri, scavate da fiumi sotterranei od in vecchie miniere. Dopo essere stati catturati dagli sgherri di Tito, prelevati nottetempo dalle loro abitazioni, senza subire alcun regolare processo, spogliati di tutto venivano legati loro i polsi con il filo di ferro, l’uno all’altro formando, così una sorta di catena umana, caricati su camion o fatti camminare lentamente verso le foreste, spinti avanti dalle squadre dei Knoj, il corpo di difesa popolare jugoslavo, e portati sull’orlo delle foibe dove, disposti a formare una catena umana normalmente si sparava un colpo di pistola alla testa di alcuni di loro, generalmente ai primi della fila, che cadendo trascinavano gli altri sventurati ancora vivi nel baratro, talvolta spinti con colpi di bastone.Così, barbaramente trucidati morirono decine di migliaia di nostri connazionali di ogni età, sesso, classe politica , solo perché italiani, in militari, carabinieri, poliziotti oagenti della guardia di finanza, intellettuali, insegnanti, professionisti, medici, avvocati commercianti, sacerdoti, tutta un’intera classe dirigente, ma anche semplici donne e persino bambini. La mattanza si svolse in due periodi; subito dopo la proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre che lasciò un vuoto politico e militare inquei terribili giorni del dal 9 settembre al 13 ottobre 1943 allorchè si consumò la prima fase della pulizia etnica che continuò e che toccò poi il suo culmine dopo il primo maggio del 1945, quando, dopo il tracollo della Germania nazista, le truppe titine occuparono Trieste e l’intera Istria. Solo in questa seconda ondata di eccidi si contano oltre diecimila morti. Dopo un settantennio si cerca ancora in molti casi di dare un nome e un cognome a quelle povere ossa, molte delle quali ancora sepolte nelle numerose foibe di cui è disseminata la Slovenia, ancora inesplorate. E’ il sangue deivinti, un fiume carsico di morte e di orrore che sta riemergendo dai meandri del passato, e che invece da parte di alcuni si vuole ancora oggi dimenticare, cancellare, occultare per sempre per ragioni politiche. Dopo tanti decenni di colpevole silenzio da parte delle autorità italiane e la presenza ancora oggi di sacche di ignobile negazionismo, come ha scritto il giornalista Fausto Biloslavo, autore del libro “Verità infoibate” è come se queste povere vittime fossero state infoibate due volte.” Ma dal profondo delle foibe è come se loro ci tendessero le loro braccia e rivolgessero a noi una preghiera perché finalmente dessimo loro un’onorevole sepoltura e ricordassimo alle generazioni future il loro martirio ed il loro sacrificio affinchè il loro sangue innocente che ha arrossato la terra d’Istria non sia stato sparso inutilmente, solo così, finalmente questi poveri morti innocenti potranno trovare veramente la pace.
Presidente Federazione di Pavia – Brig. Ca. (r) CC “M.A.V.M.” Calogero Modica