Antonio Trogu. Mediterraneo orientale e la disputa Turchia – Grecia

  

 

Nel 2020 vi e’ stata una ripresa dei contrasti tra la Turchia e la Grecia per il controllo di aree del Mediterraneo orientale e questi sono elementi di preoccupazione per la comunità internazionale. Per il governo italiano e’ uno dei temi più sensibili della politica internazionale del nostro paese ovvero la stabilità del mar Mediterraneo.

Non mancano gli incidenti in mare e lo scambio di accuse reciproche, il 12 agosto 202 si è verificato l’incidente che ha coinvolto una nave da ricognizione turca, che scortava una nave per l’esplorazione di nuovi giacimenti di petrolio e gas naturale, e una nave da guerra greca. L’incidente è avvenuto in acque rivendicate sia dalla Grecia che dalla Turchia. Secondo la Grecia, i turchi avevano violato le loro acque; secondo la Turchia, era da considerarsi assurdo che la Grecia potesse esercitare la propria giurisdizione in un’area così estesa e così vicina al territorio turco.

La tensione è salita ulteriormente il 27 agosto, quando sono stati rilevati dai sistemi radar dell’aeronautica militare turca 6 aerei F-16 greci in avvicinamento all’area dove la Turchia aveva emesso un Navtex[1] in merito ad esercitazioni navali nel Mediterraneo orientale, al largo della costa di Iskenderun, a Nord-Est di Cipro. La risposta dell’aeronautica militare turca hanno impedito agli aerei F-16 di raggiungere il sud-ovest dell’isola di Cipro dove erano diretti. L’emissione del Navtex ha rappresentato la risposta all’esercitazione “Eunomia”, tenutasi dal 26 al 28 agosto al largo di Cipro con la partecipazione di mezzi navali di Grecia, Italia, Cipro e Francia. Nell’Eunomia, tra i vari assetti, sono stati impiegati il cacciatorpediniere lanciamissili della Marina militare italiana Durand de la Penne, la fregata francese Lafayette e assetti dell’aviazione tra cui tre Rafale francesi e tre F-16 greci.

 

I contrasti tra i due Paesi non sono nuovi,  ricordiamo la firma dell’armistizio di Mudros (30 ottobre 1918) che, alla fine della Prima Guerra Mondiale, fece cessare le ostilità tra l’Impero Ottomano e gli Alleati e stabilì il controllo greco sulla regione di Smirne. A questo fece seguito il Trattato di Sèvres (20 agosto 1920), che fu probabilmente una delle cause principali del successivo scambio di popolazione.

Il 30 novembre 1922 la Società delle Nazioni avviò a Losanna le trattative per la pace e il 30 gennaio dell’anno successivo le negoziazioni culminarono nella Convenzione, suddivisa in 19 articoli, “Riguardante lo Scambio delle Popolazioni Greca e Turca.” L’articolo 1 prevedeva, “a partire dal 1 maggio 1923, uno scambio forzato di cittadini turchi di religione greco-ortodossa residenti in territorio turco e di cittadini greci di religione musulmana residenti in territorio greco”, e vietava il ritorno alle precedenti residenze senza l’autorizzazione dei rispettivi governi.  Negli articoli successivi veniva stabilito che gli abitanti greci di Costantinopoli e quelli musulmani della Tracia occidentale non sarebbero stati inclusi nello scambio e che coloro i quali, a partire dal 18 ottobre 1912, avevano già lasciato i territori interessati dallo scambio, sarebbero stati considerati parte dello stesso. Definivano, poi, le condizioni per i trasferimenti di proprietà e gli indennizzi e la creazione di una Commissione mista, con l’incarico di gestire l’emigrazione e la liquidazione delle proprietà.

Questa Convenzione portò ad un alto grado di pulizia etnica in entrambi i paesi. Le minoranze si ridussero drasticamente e le popolazioni dei due Stati raggiunsero in breve tempo un altissimo livello di omogeneità. Da considerare che problemi da affrontare furono ben diversi, infatti mentre la Turchia si ritrovò con un enorme numero di insediamenti vuoti la Grecia ebbe enormi problemi di assorbimento e di insediamento. Nel primo caso i musulmani scambiati presero possesso delle proprietà abbandonate dai cristiani e, insieme a loro, approfittarono della situazione anche abitanti del posto. Nel secondo caso le abitazioni liberate dai musulmani non risultarono sufficienti ad accogliere quel milione e duecentomila persone, che avrebbero aumentato la popolazione del piccolo Stato ellenico di un quarto, e si presentò con urgenza la necessità di apprestare un piano per la creazione di nuovi insediamenti.

Ma veniamo ad oggi, tra Turchia e Grecia c’è da sempre una competizione latente, regionale e geostrategica e la disputa più annosa , significativa ed attuale riguarda l’isola di Cipro, territorio ancora oggi diviso tra la Repubblica di Cipro, di influenza greca e riconosciuta a livello internazionale e la Repubblica turca di Cipro del Nord, che è riconosciuta soltanto dalla Turchia. Il fatto che Ankara rivendichi l’esistenza di uno stato che non è riconosciuto dalla comunità internazionale crea notevoli difficoltà nel risolvere le dispute legali riguardo a un argomento delicato come lo sfruttamento delle materie prime della zona. Infatti mentre la Repubblica di Cipro è internazionalmente riconosciuta come uno stato sovrano, la Repubblica turca di Cipro del Nord è riconosciuta solo da Ankara sin dalla sua istituzione nel 1974.  Questa competizione e’ ulteriormente complicata dalle  dispute legali attorno allo sfruttamento delle risorse dell’area.

Infatti dopo la scoperta nel 2015 da parte dell’azienda energetica ENI di vasti giacimenti di gas naturale nelle acque egiziane, si è intensificato lo scontro tra Grecia e Turchia per lo sfruttamento delle risorse naturali del Mediterraneo orientale. Tale scoperta fece ipotizzare la costruzione di un gasdotto sottomarino che potesse collegare i giacimenti di Egitto, Cipro e Israele, per portare il gas del Mediterraneo orientale in Grecia e, auspicabilmente, in Italia. La Turchia, tuttavia, che fu tagliata fuori da questo progetto non vuole essere tagliata fuori dallo sviluppo energetico della regione e intende essere un paese di transito  con un  ruolo di hub energetico.

Altro motivo di contrasto  l’accordo firmato dalla Grecia, ad inizio agosto dello scorso anno,  con l’Egitto per delimitare una zona di competenza territoriale esclusiva, ma queste aree si sovrapponevano con alcune aree che interessavano al governo turco  la Turchia aveva quindi reagito intensificando le operazioni in quell’area. Ma vi era gia’ stato, nel 2019, un accordo marittimo firmato dalla Turchia con il governo libico e aveva avviato una nuova esplorazione del gas in aree che la Grecia considera sua zona economica esclusiva.

La situazione geopolitica unica della Turchia e’ dovuta al fatto che è povera di riserve di idrocarburi mentre il suo vicinato ha risorse abbondanti. È quindi essenziale per Ankara mantenere legami energetici stabili con i paesi o le regioni ricchi di energia vicini. Negli ultimi due decenni gli sforzi per concentrarsi sulla sicurezza energetica sono diventati parte integrante della politica estera del paese. La ricerca degli idrocarburi, in particolare del gas naturale, è diventata un obiettivo geopolitico e geoeconomico fondamentale per il Paese.

Vi e’ poi il problema  delle acque di Kastellorizo[2] e quelle di altre aree perché ritengono che facciano parte delle proprie piattaforme continentali, cioè la parte sommersa dei continenti che si estende dalla linea di costa fino a una profondità stabilita per convenzione. In realta’ la contesa di Kastellorizo riguarda essenzialmente la rivalità per le zone economiche esclusive (ZEE), ovvero quelle aree marittime in cui uno stato esercita la propria autorità.

Per via delle  contrastanti opinioni sull’estensione delle loro piattaforme continentali Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la controversa delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro.

Secondo le informazioni diramate dal ministero della Difesa di Ankara, alla fine di febbraio, nelle acque della Turchia, e’ iniziata una delle più importanti esercitazioni militari con l’impiego di 87 mezzi navali, 27 aerei e 20 elicotteri, insieme alle forze anfibie. L’esercitazione Mavi Vatan 2021[3] si svolge nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale e in parte nel Mar Nero ossia mari di primo piano per la strategia turca. Il nome delle manovre è Mavi Vatan, la Patria Blu, è il nome della dottrina su cui si basa la svolta navale turca.

La dottrina, ideata dall’ammiraglio Cem Gurdeniz ha come primo obiettivo proprio quello di ricomporre la strategia turca fondandola su due binari: nuova ripartizione delle acque dell’Egeo e del Mediterraneo orientale e possibilità per la Turchia di sfruttare quelle aree che considera di sua sovranità.

la Turchia negli ultimi due anni si è impegnata in una serie notevole di interventi esteri geopolitici, dalla Siria alla Libia attraverso Cipro e più recentemente a fianco dell’Azerbaigian. Ma all’interno del paese vi e’ una lira che crolla e un’economia nazionale al collasso e vi e’ l’elevata esposizione delle banche della UE ai prestiti turchi che fino ad ora hanno limitato le sanzioni da parte della UE. Tutti questi fattori minacciano di porre fine inaspettatamente alle grandi ambizioni geopolitiche.

 

Ma quale e’ la posizione dell’Italia considerando il disordine e l’instabilità in un’area del Mediterraneo che risulta essere cruciale per gli interessi economici e geopolitici dell’Italia. Nonostante le recenti tensioni, la Turchia resta un partner importante dei paesi occidentali, in quanto membro della NATO e dell’unione doganale europea. Inoltre schierarsi apertamente contro la Turchia potrebbe rappresentare un notevole errore strategico considerando che rappresenta  un argine contro fenomeni incontrollati di migrazioni di massa e rappresenta un partner commerciale molto importante per l’Italia. La collaborazione economica italo-turca vede  la consolidata presenza di grandi gruppi dell’industria manifatturiera con impianti produttivi nei principali punti industriali turchi; l’attività dei gruppi italiani nei progetti di produzione e connessione energetica; l’importante ruolo delle banche italiane, la partecipazione allo sviluppo infrastrutturale del Paese, e, infine, la cooperazione nel settore della difesa. Tali considerazioni hanno portato l’Italia a adottare una posizione ambivalente in merito alle tensioni in atto ma  priva di qualunque strategia su medio-lungo termine e sia la Turchia che l’Egitto ci hanno ormai estromesso dallo scacchiere libico.

Lo scorso anno vi e’ stato da parte dell’Italia un tentativo di mediazione con il Ministro della difesa Guerini che e’ andato dapprima a Cipro per colloqui con il collega cipriota ed il giorno dopo ha ricevuto a Roma il collega turco. In particolare con il collega turco e’ stato affrontato il problema della Libia che rappresenta una priorità strategica per l’Italia.

Sembra quindi che per il nostro paese una soluzione pacifica delle controversie tra Grecia e Turchia nel Mediterraneo orientale è non soltanto auspicabile, ma altresì desiderabile.

 

 

 

[1] Il Navtex è un servizio interamente automatizzato a stampa diretta per la trasmissione in tempo reale di avvisi ai naviganti, informazioni meteorologiche ed altri avvisi urgenti alle unità in navigazione.

[2] L’isola greca di Kastellorizo si trova a pochi chilometri di distanza dalle coste turche e dalla regione dell’Anatolia, però, a livello amministrativo, è dipendente dall’isola di Rodi, situata a circa 70 miglia nautiche da Kastellorizo.

[3] Mavi Vatan, la Patria Blu, è il nome della dottrina su cui si basa la svolta navale turca.