
FOTI FILIPPO
Brigadiere di P.S., Ispettorato 4^ Zona “Veneto”
Rimpatriato dall’America, ancora giovinetto con i genitori, frequentò a Reggio Calabria le scuole di avviamento professionale ed esercitò il mestiere di meccanico. Chiamato alle armi con la sua classe per gli obblighi di leva nel maggio 1937, fi congedato nell’agosto 1938. Nel 1938-1940 si arruolò come allievo guardia di P.S. e dopo aver frequentato il corso alla Scuola di Polizia di Caserta fu nominato guardia di P.S. nel giugno dello stesso anno ed assegnato al II Battaglione di P.S. a Cagliari. Ebbe i successivi trasferimenti nell’agosto 1940 alla Compagnia Mobile di Trieste, nel settembre del 1941 alla Divisione Speciale di Polizia a Palermo e nel 1947 al Nucleo G.P.S. di Messina. Con la promozione a vice brigadiere nel febbraio 1953 fu assegnato al Nucleo di Polizia Ferroviaria di Verona.
Decorato di M.A. al Merito di Servizio nel 1955, nell’ottobre 1959 ebbe la promozione a brigadiere di P.S.
“Comandante di posto di polizia ferroviaria si distingueva per sereno e cosciente coraggio in frequenti operazioni antisabotaggio effettuate nella sede di servizio per scongiurare attentati terroristici. Informato da altro posto di Polizia che su di un treno viaggiatori molto affollato, in arrivo dall’Estero, era stata collocata una valigia il cui contenuto era apparso sospetto, appena giunto il convoglio, nel timore che si trattasse di ordigno ad orologeria e che pertanto ogni istante trascorso potesse essere fatale ai viaggiatori ed alle persone in sosta nello scalo ferroviario, non si limitava ad attuare le ordinarie operazioni di sicurezza, ma con audace determinazione e nella chiara coscienza dell’incombente pericolo, con l’ausilio di una guardia, rimuoveva dal treno la valigia per depositarla in zona isolata, con la serena convinzione di compiere così fino in fondo il proprio dovere. Mentre unitamente al dipendente, noncurante della propria incolumità, si apprestava ad eseguire le opportune misure per eliminare ogni possibile funesta conseguenza, avveniva improvvisamente l’esplosione dell’ordigno che lo investiva in pieno e lo dilaniava. Con il supremo olocausto della propria esistenza, tutta votata al servizio del paese, sventava il disegno criminoso dei terroristi, evitando in tal modo una sicura strage. Il suo fulgido atto di eroismo suscitava la commossa riconoscenza della nazione”. – Trento, 30 settembre 1967
MASSARELLI FRANCESCO
Maresciallo di 2^ classe del Corpo della Guardie di P.S. dell’Ispettorato 1^ Zona «Veneto»
Arruolatosi volontario nel Corpo delle Guardie di P.S. nel marzo 1943 fu assegnato al 2° Rep. Mobile di Napoli. Nel 1949 fu ammesso alla Scuola allievi sottufficiali di Roma e l’anno dopo ottenne la promozione a Vicebrigadiere. Rientrato al suo reparto a Napoli vi rimase fino al 1957 quando venne trasferito al 3° Rep. Celere di Milano. Nel 1962 fu promosso Brigadiere e dal 1964 prestò servizio al X Rep. Mobile di Foggia. Fu successivamente trasferito al 3° Rep. di Vicenza per poi passare, nel1967, al Comando Guardie di P.S. di Brescia. Nel 1971, quando già prestava servizio a Venezia, ottenne la promozione a Maresciallo di 3ª classe, col grado di Maresciallo di 2ª classe prestò servizio presso il Comando Guardie di P.S. di Verona e nel fu trasferito a Trento dove, il 27 settembre 1977, in un conflitto a fuoco contro malviventi, cadde colpito a morte.
“Postosi volontariamente al comando di una squadra volante, affrontava quattro malviventi armati, che, facendosi scudo di ostaggi, si stavano allontanando da un istituto di credito dopo aver consumato una rapina. Nell’affrontare i malviventi, rinunciava deliberatamente, in piena coscienza, ad aprire il fuoco per evitare di esporre a rischio mortale la vita degli ostaggi e di altri cittadini inermi. Pur conscio che il suo altruismo si sarebbe potuto tramutare in un volontario olocausto, con indomito coraggio, intimava ai malviventi di lasciare liberi gli ostaggi e di arrendersi. Il nobile altruistico gesto, in assonanza con il principio di mantenere saldo l’imperio della legge, gli riusciva fatale tant’è che, colpito proditoriamente dal fuoco dei rapinatori, immolava la sua esistenza tutta votata al servizio del Paese. Fulgido esempio di cosciente ardimento, di esaltante eroismo, di mirabile abnegazione e di incondizionata fedeltà ai propri doveri di soldato e di tutore della legge”. – Trento, 27 settembre 1977 –