GINO BIRINDELLI E TRENTINO LA BARBA – M.O.V.M. DI OTTOBRE

  

BIRINDELLI GINO

Tenente di vascello s.p.e.

Allievo dell’Accademia Navale di Livorno nell’ottobre 1925, fu nominato guardiamarina in s.p.e. nel 1930 ed imbarcato sull’incrociatore «Ancona». Prese successivamente imbarco sulla nave da battaglia «Doria», sui cacciatorpediniere «Sella» e «Confienza» ed infine sui sommergibili «Santarosa» e «Naiade». Promosso tenente di vascello nel luglio 1935, si laureò nel 1937 in ingegneria civile nell’università di Pisa. Passò poi sui sommergibili «Foca», «Millelire», Dessiè» e «Rubino» e dall’aprile al settembre 1939 al gruppo sommergibili di Tobruk. All’inizio della 2ª guerra mondiale prestava servizio alla 5ª squadriglia M.A.S. per Gruppo mezzi d’assalto con cui operava poi in guerra. Rientrato in Patria dalla prigionia su richiesta del Governo nel febbraio 1944, fu nominato sottocapo di S.M. dell’Ispettorato Generale M.A.S. e promosso capitano di corvetta con anzianità luglio 1941. Da capitano di fregata fu destinato prima al battaglione «San Marco», poi sulla nave «Italia» come comandante in 2ª, successivamente comandò il centro subacqueo, la 3ª squadriglia corvette e la 3ª squadriglia torpediniere. Promosso capitano di vascello nel gennaio 1952 prestò servizio presso l’Istituto di Guerra Marittima a Livorno e quindi, dal luglio 1954, fu di nuovo al Comando del Centro subacqueo M.M. della Spezia. Comandò poi l’incrociatore «Montecuccoli» e fu capo di S.M. aggiunto al Comando della squadra navale. Con la promozione a contrammiraglio nel dicembre 1959, fu destinato prima al Centro Alti Studi Militari, indi a rappresentare il Comando delle Forze Alleate del Mediterraneo presso il Comando delle Forze Aeree e Terrestri del Sud Europa ed infine fu chiamato allo Stato Maggiore della Difesa. Promosso ammiraglio di Divisione ha assunto il Comando della 1ª Divisione e in seguito Direttore Generale per il Personale della Marina, Comandante in Capo della Squadra Navale. Infine nel grado di Ammiraglio di Squadra ha ricoperto l’incarico di Comandante Navale NATO del Sud Europa. E deceduto a Roma il 2 agosto 2008 all’età di 97 anni.

“Ufficiale ardito ed entusiasta, pur gravemente menomato nel fisico da un lungo e pericoloso addestramento quale operatore di mezzo d’assalto subacqueo, con altissimo spirito aggressivo chiedeva ed otteneva di partecipare a due audaci tentativi nei quali rifulgevano le sue ammirabili doti di abnegazione e di coraggio. Animato da incrollabile decisione guidava una terza spedizione e penetrava in una delle più potenti e difese basi navali nemiche, iniziando la serie gloriosa dei violatori dei porti con i nuovi mezzi. Sopravvenuta un’avaria all’apparecchio a poche decine di metri dalla nave da battaglia che era il suo obiettivo, sentiva affondare irreparabilmente lo strumento. Incurante degli effetti che lo sforzo sovrumano compiuto in immersione avrebbe prodotto nel suo organismo, non si arrendeva al fato avverso e riunendo tutte le sue energie tentava disperatamente di trascinare sul fondo l’apparecchio e di portarlo sotto l’obiettivo ormai vicino. Dopo mezz’ora di fatica estenuante, solo quando sentiva prossima la fine desisteva dall’impresa non senza aver provveduto all’autodistruzione dell’apparecchio. Tanto eroismo, il fermo contegno da lui tenuto nell’avversa fortuna e nella successiva prigionia gli valevano il diritto alla riconoscenza della Patria ed il rispetto dell’avversario; ma, non pago di ciò, una volta restituito alla Marina dopo l‘armistizio, anziché provvedere alle sue condizioni di salute, offriva nuovamente sé stesso per la preparazione e l‘esecuzione di altre operazioni, sublime esempio di spirito di sacrificio, di strenuo coraggio e di illimitato amor di Patria.” – Gibilterra, 30 ottobre 1940.

Altre decorazioni: M.A. (Golfo di Bomba, 1940); capitano di fregata per m.g. (1944).

 

LA BARBA TRENTINO

Patriota, raggruppamento bande patrioti «Gran Sasso»

Nato da famiglia di agricoltori, ultimate le elementari scelse il mestiere di cordaio. Chiamato per il servizio di leva nell’aprile 1938 e destinato al 14° reggimento fanteria «Pinerolo», fu assegnato nel luglio dell’anno successivo al IX battaglione mitraglieri col quale partì per l’Albania. Dal marzo 1940 passò al XXI battaglione. mitraglieri del 226° fanteria della Divisione «Arezzo», col quale partecipò, dal 28 ottobre, alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera greco-albanese. Rimpatriato nell’aprile 1941, per malattia, riprese servizio soltanto nel sett. 1942 presso il deposito reggimentale in Molfetta. Catturato in seguito agli avvenimenti sopraggiunti all’armistizio dell’8 sett. 1943, riuscì ad evadere e a raggiungere le montagne  del lancianese dove si aggregò ad una banda partigiana che prese poi il suo nome.

“Nobilissima tempra di patriota, si votava tra i primi con purissima fede e straordinario coraggio alla lotta armata contro l’aggressione nazi-fascista. Sfuggito dalla prigionia in Germania e rientrato in Lanciano aderiva con entusiasmo al movimento insurrezionale lancianese. Durante un’azione di sabotaggio, che aveva procurato gravi danni al nemico, dopo aver brillantemente dimostrato coraggio e personale valore, veniva catturato. Sottoposto ad estenuanti interrogatori e torture, non rivelava i nomi dei capi del movimento chiudendosi in un generoso mutismo. Il suo fiero contegno esasperava gli aguzzini che barbaramente gli strappavano gli occhi prima di trucidarlo. Eroico luminoso esempio di virtù militari e di assoluta dedizione alla Patria.” Lanciano, 6 ottobre 1943.