
CUTELLI SALVATORE
Maggiore cpl., 58° reggimento artiglieria d.f. “Legnano”
Conseguita la licenza liceale a Catania nel 1914, e frequentato il corso per allievi ufficiali entrò in guerra nell’agosto 1915 col 27° rgt. art. da camp. come sottotenente di cpl. Promosso tenente, passò al 50° da campagna dove prestò servizio fino al maggio 1917, allorché, inviato in Somalia, vi rimase fino al giugno 1919. Rimpatriato e congedato nel dic. dello stesso anno, trovava impiego nella Banca Commerciale Italiana a Milano. Promosso capitano a scelta nel genn. 1930, fu richiamato nel 1935 ed inviato in A.O. dove ebbe il comando di una btr. del gr. “Susa” della Div. “Sabauda”. Rimpatriò nel 1937. Promosso magg. dal genn. 1941, venne nuovamente richiamato per la guerra nel luglio 1942. Assunto il comando di un gruppo del 58° art. “Legnano”, dislocato in Francia, fu poi trasferito in Toscana appena si profilò la minaccia d’invasione del suolo nazionale.
“Comandante di gruppo, colto dall’armistizio nella zona di Chieti, mentre era in trasferimento ferroviario verso le Puglie, impossibilitato a proseguire, troncati per forza di cose i collegamenti con i comandi superiori, si prodigava per la difesa contro i tedeschi dei materiali e delle artiglierie, sottraeva alle requisizioni armi e munizioni, trasfondeva in militari fedeli ed in civili ammirati la sua volontà ed il suo coraggio e si faceva promotore e capo di azioni partigiane, intese ad ostacolare il nemico. Tradito, processato, condannato a morte, sosteneva ed incoraggiava fino all’ultimo i suoi collaboratori più fidi, come lui condannati, e offriva poi con ammirevole fierezza ai carnefici il suo purissimo cuore. Veterano di altre guerre esempio di virtù militari, giunto sul posto dell’esecuzione, nel dubbio di essere fucilato alle spalle si voltava di scatto, si strappava la camicia ed offriva il petto alla raffica del fucile mitragliatore gridando: “Viva l’ltalia!” – Bussi (Chieti),8 settembre – 14 dicembre 1943.
MARCHINI ANDREA
Carabiniere, partigiano combattente.
In Corsica, dove era emigrato con la famiglia fin da ragazzo, esercitò il mestiere di meccanico fino alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia. Rimpatriato e arruolato nel 1941 nel 7° rgt. art. “Pisa” passò poco dopo nell’Arma dei CC. come ausiliario. Prestò servizio per circa un anno presso la legione di Livorno e nel luglio 1942 fu destinato alla 56′ sezione CC. mobilitata con la quale partì per la Russia dove combatté con la Div. “Torino”». Rientrato in Italia nel febbr. 1943 con gli arti congelati, era ancora convalescente allorché venne dichiarato l’armistizio. Invitato a presentarsi alla stazione di Massa, preferì raggiungere in montagna le formazioni dei patrioti dell’Apuania. Portatosi a Firenze nei primi giorni del dic. 1944, fu chiamato a svolgere una importante missione a capo di una squadra entro le linee nemiche. Ferito e mutilato Dalio scoppio di una mina sui Passo del Pitone, cadde combattendo contro un reparto tedesco che egli col fuoco delle sue armi aveva trattenuto sul posto per più di due ore.
“Carabiniere audace e valoroso acclamato caposquadra dai suoi partigiani che lo vollero loro comandante, di ritorno in pattuglia da una ardita missione compiuta oltre lo schieramento nemico, veniva attaccato da un reparto tedesco. Benché in condizioni di inferiorità numerica e benché ogni libertà di movimento fosse intralciata da un campo minato, accettata l’impari lotta e con indomito valore sosteneva l’‘urto nemico. Mutilato di un piede asportato dallo scoppio di una mina, vincendo lo strazio della carne ridotta a brandelli, con l’intenso fuoco del suo mitra fronteggiava per due ore l’avversario incitando con l’esempio e con la parola i suoi uomini a resistere fino all’estremo per non abbandonare i compagni feriti. Colpito a morte cadeva da eroe con la fronte volta al nemico, confermando e perpetuando con l’offerta della sua vita le nobili tradizioni dell’Arma dei carabinieri che ha per credo abnegazione, dovere e sacrificio.” Monte Carchio (Toscana), 15 dicembre 1944.