MARCELLO GAROSI E LUIGI BERTET – M.O.V.M. DI GIUGNO

  

GAROSI MARCELLO

Sottotenente cpl. bersaglieri, partigiano combattente.

Diplomatosi perito chimico tessile nella Scuola industriale di Prato, si iscrisse nell’Università di Firenze nella facoltà di economia e commercio. Chiamato alle armi alla fine del 1941 ed ammesso alla Scuola allievi ufficiali di Pola, ottenne nel marzo 1943 la nomina a sottotenente nel 10° reggimento bersaglieri, allora dislocato in Sicilia. Ricoverato poco tempo dopo nell’Ospedale militare di Palermo, venne poi riformato per una grave operazione subita al ginocchio. In seguito all’armistizio aderì ai C.L.N. di Viareggio dal quale ebbe l’incarico di costituire in Apuania una formazione di partigiani, che denominata poi «Distaccamento d’assalto Garosi» raggiunse la forza di oltre cento uomini. Si rese noto nella zona col nome di battaglia «Tito». L’Università di Firenze gli conferì il 25 novembre 1952 la laurea «ad-honorem» alla memoria.

“Fin dall’8 settembre 1943 raccolse ed organizzò un gruppo di patrioti, che presto diventò falange e con i quali dominò le Apuane da Monte Prano alla Conca di Vinca. In seguito all’attacco concentrico da parte di un migliaio di guardie repubblicane, X flottiglia ed SS tedesche, appoggiate da due semoventi, riusciva a rompere l’accerchiamento dopo avere fatto saltare un tratto di monte ed avere sepolto tre camion carichi di nemici. Ritornato sul terreno della lotta, cercava più volte di liberare il grosso della propria formazione che si trovava accerchiato, finché in un ultimo assalto, spintosi fin dentro le linee avversarie, rimaneva gravemente ferito. Continuava con mirabile freddezza di animo a sparare con il mitragliatore fino all’ultima cartuccia, preferendo in fine togliersi la vita piuttosto che cadere vivo in mano a! nemico.” Forno-Massa, 14 giugno 1944.

 

BERTET LUIGI

Intendente generale Corpo Volontari della Libertà

Studente del secondo corso dell’Istituto tecnico superiore, lasciò gli studi per impiegarsi come assicuratore. Chiamato alle armi fu assegnato al 78° rgt. fanteria nel maggio 1938. Trattenuto in servizio per la dichiarazione di guerra, l’11 giugno 1940, ed assegnato al deposito reggimentale ebbe i galloni di caporal maggiore nell’ottobre 1940 e la promozione a sergente nel nov. 1942. Trasferito al Comando Intendenza dell’8ª A., nello stesso mese di nov. partì per ii fronte russo e rientrò in territorio metropolitano nel giugno del 1943. Dopo la dichiarazione dell’armistizio dell’8 settembre si rifugiò in montagna, quindi entrò a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale Aita Italia per la organizzazione della resistenza e successivamente fu nominato Intendente Generale del corpo Volontari della Libertà. Nel dopoguerra si spese lungamente in diversi ambiti di impegno sociale. Oltre allo sviluppo della carriera professionale nel campo assicurativo, infatti, egli svolse una multiforme attività volta alla crescita della pratica sportiva nella società e, in particolare, per lo sviluppo di alcuni settori dell’automobilismo. Dal 1945 al 1965, infatti, fu presidente della sezione milanese dell’Automobile club d’Italia per poi assumere, senza soluzione di continuità, la stessa carica a livello nazionale fino al 1969 e, per oltre quarant’anni, la presidenza dell’autodromo nazionale di Monza. Morì a Milano il 12 dicembre del 2001.

“Educato ai più alti ideali di libertà e di amore di Patria, fu tra i primi ad iniziare la lotta contro il fascismo. Denunciato, riparò all’estero, incurante della famiglia costretta a disperdersi. Rientrato in Patria organizzava e dirigeva con illimitata audacia vari rami dell’attività29 partigiana in Alta Italia. Faceva evadere otto suoi collaboratori; arrestati dalla polizia; arrestato egli stesso due volte, sottoposto a torture e sevizie che gli causarono gravi lesioni, manteneva il più assoluto silenzio sull’organizzazione e con audacissima gesta riusciva ad evadere. Arrestato ancora tentava una disperata fuga, ma colpito dal fuoco dei suoi inseguitori veniva catturato. Trasportato in ospedale, con l’aiuto di un gruppo di partigiani evadeva ancora e riprendeva impavido la sua attività fino alla liberazione dell’Alta Italia. Fulgido esempio di costanza, spirito di sacrificio e di dedizione alla Patria.” – Alta Italia, settembre 1943 – giugno 1945.