CITTA’ DI VERONA – MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE

  

I primi atti di resistenza accadono a Verona il 9 settembre 1943: quando le truppe tedesche entrano in città si trovano a dover combattere nella piazza delle Poste e presso la caserma Carlo Ederle dove il comandante dell’8° reggimento artiglieria, il colonnello Eugenio Spiazzi, reduce dalla campagna di Russia, decide di non arrendersi. I colpi dei carri armati bersagliano le difese predisposte causando morti e feriti. Dopo una breve tregua, vista la superiorità del nemico e per evitare ulteriori perdite di vite umane, il colonnello Spiazzi si arrende ottenendo l’onore delle armi. Verona diventa subito la cittadella del potere nazista in Italia. Comandi di varie organizzazioni militari e civili tedesche trovano sede in alcune ville della città e dei paesi limitrofi. Nei giorni dell’armistizio buona parte della popolazione veronese si adopera per aiutare i militari a evitare la cattura fornendo abiti borghesi e sistemazioni improvvisate. Nell’ultimo scorcio dell’anno Verona diventa la capitale del nuovo fascismo repubblicano. Nei primi giorni del gennaio 1944 si celebra il processo ai membri del Gran Consiglio del fascismo che avevano votato contro Mussolini il 25 luglio. Le condanne a morte vengono eseguite nel poligono di Forte Procolo.

Nell’autunno del 1943 si costituisce nella parte orientale della provincia il battaglione “Danton”, nominatosi in seguito “Vicenza” e “Pasubio”, il cui comandante Giuseppe Morozin si muove in modo autonomo trascurando qualsiasi collegamento con i CLN di Verona e Vicenza. Nell’estate 1944 Marozin incontra il ten. Carlo Petrucci, comandante della missione militare Rye e concorda con lui un patto di collaborazione ottenendo un riconoscimento ufficiale per le sue operazioni partigiane. Nella divisione “Pasubio” compie attacchi temerari contro i fascisti e diventa l’autorità di riferimento per la popolazione delle valli. I tedeschi attaccano quindi i paesi della zona, incendiano le abitazioni e uccidono civili inermi. Nel luglio 1944 un piccolo nucleo di partigiani della “Garemi” si trasferisce nella zona del Monte Baldo dando vita alla brigata “Avesani”. Sempre in luglio in citta i componenti del secondo CLN vengono arrestati e quindi deportati nei lager tedeschi. Il 17 luglio un comando gappista libera dal carcere Giovanni Roveda, esponente della direzione della Confederazione generale dei lavoratori. Nel mese di agosto 1944 si consuma il dissidio fra Marozin e il CLN di Vicenza. Se viene riconosciuto al comandante della “Pasubio” il merito di aver condotto la lotta contro i tedeschi e fascisti, gli si rimprovera di aver agito in modo autonomo, causando violente rappresaglie nelle popolazioni civili, quali l’incendio di Montecchia di Crosara e la distruzione di Vestenenova. Dopo l’arresto dei componenti del secondo CLN, se ne forma un terzo, molti componenti del quale vengono arrestati. Tra loro il colonnello Giovanni Fincato viene torturato a morte nelle carceri fasciste, il suo corpo gettato nell’Adige dal ponte di Pescantina non sarà più trovato. A lui verrà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Fra gli avvenimenti accaduti a Verona emerge quello dello sterminio attuato dai nazisti nei confronti degli ebrei.

Nella primavera del 1945 la resistenza veronese si prepara per l’insurrezione finale, il CLN divide la provincia in tre zone: città, pianura e montagna. Quando le truppe alleate sono nei pressi di Verona i tedeschi fanno saltare i ponti della città e compiono un ultimo eccidio nei pressi di San Martino Buon Albergo.

Nel 1993 Verona viene insignita di Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

“Città di millenarie tradizioni risorgimentali, pur vessata da eserciti nemici e lacerata da operazione militari, nel corso di cruenti combattimenti e nei periodi di servitù, in 20 mesi di lotta partigiana. Verona testimoniò, con il sangue dei suoi figli migliori, nelle prigioni e sui patiboli, il suo indomito spirito di libertà, eroicamente sostenuta da persone di ogni categoria sociali ed associandosi idealmente a quei concittadini che, militari all’ 8 settembre 1943, si erano uniti ai resistenti locali in Francia, in Grecia, in Albania e in Jugoslavia. L’attività del Comitato di Liberazione nazionale rinvigorì le azioni di guerriglia in modo tale da suscitare sorveglianza e spionaggio delle varie polizie, tanto che, fatto eccezionale della lotta di Liberazione in Italia, uno ad uno i suoi membri, tra il luglio e l’ottobre del 1944, vennero catturati, torturati ed inviati nei vari campi di sterminio, dai quali non tornarono. Il 17 luglio del 1944 un gruppo di partigiani penetrò nel carcere degli “Scalzi” con l’ obbiettivo di liberare dirigenti del movimento antifascista nazionale. Tale contributo di sangue, i bombardamenti, le persecuzioni, le distruzioni di interi paesi, sia nella pianura che nelle valli prealpine, non scalfirono ma rafforzarono la lotta della popolazione di Verona, degna protagonista del secondo Risorgimento Italiano.” Verona, settembre 1943-aprile 1945.