
Il 10 settembre 1892 a Cavriago di Reggio Emilia, nasce Luigi Reverberi, figlio del farmacista del paese; a 18 anni entra in Accademia Militare e, diventato Sottotenente, è assegnato alla specialità alpina, partecipa nel 1913 alla Guerra di Libia coi Battaglioni “Exilles” e “Fenestrelle”.
Rientrato in Patria, partecipa come Comandante di Plotone alla I Guerra Mondiale e dopo solo 10 giorni di conflitto nel 1915 è decorato con Medaglia d’Argento per un’azione a Ponte Alto, nella zona di Cortina. Promosso Capitano, è ancora decorato con due Medaglie d’Argento al Valor Militare per un’azione sulle Tofane nel 1916 e sulla Bainsizza quale Comandante della 150ª Compagnia del Battaglione “Antelao” del 7° Reggimento Alpini nel 1917.
Diventato nell’agosto del 1917 Comandante del Battaglione “Antelao”, viene insignito della Croce di Guerra per il valore dimostrato sul San Gabriele. Poco prima di Caporetto, il Battaglione, insieme al 13° Gruppo Alpini, passa nell’area del Lago di Garda sul Monte Altissimo e successivamente sul Doss del Remit dove la sua unità opera in una dura e logorante guerra di posizione contro un nemico che intendeva avanzare lungo la valle dell’Adige; nell’ottobre del 1918, il Battaglione “Antelao” e spostato sul Grappa e si batte con perdite gravissime nella zona dei Solaroli e del Col dell’Orso, ma quando l’Esercito austriaco viene battuto a Vittorio Veneto, il Battaglione del Maggiore Reverberi sfonda le linee nemiche e occupa Fiera di Primiero proseguendo, con una intelligente azione di alta strategia militare, all’interno delle linee nemiche catturando tutte le truppe austro-ungariche che operavano lungo la Val Cismon.
Fra la I e la II Guerra Mondiale, Reverberi opera presso il Comando della 2ª Divisione Alpina “Tridentina” e nel 1926, promosso Tenente Colonnello, frequenta la Scuola di Guerra; nel 1935 diventa Comandante del 67° Reggimento di Fanteria “Palermo” della 2ª Divisione di Fanteria “Sforzesca” e nel 1939 Capo di Stato Maggiore del Corpo dArmata autotrasportabile “Po”. Promosso Generale di Brigata nel 1939, nel febbraio 1947 è trasferito al Comando del XXVI Corpo d’Armata in Albania e diventa Vice Comandante della Divisione alpina “Tridentina” per assumerne il Comando in sede interinale nell’aprile 1941; a seguito del crollo del nostro fronte, malgrado le restanti unità italiane ripiegassero a volte disordinatamente, con la “Tridentina” avanza rapidamente verso Corcia (l’attuale Corizza) senza aver ricevuto ordini al riguardo e per questa azione gli viene conferita la Croce di Commendatore dell’Ordine Militare di Casa Savoia.
Rientrato in Patria, diventa Comandante della ricostruita Divisione Alpina “Tridentina” il 4 agosto 1941 e nel luglio 1942 parte per la Russia dove l’unità sotto la sua guida “si ricopre di gloria” meritando la nomina a Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia.
Il 26 gennaio 1943 a Nikolajewka a 51 anni d’età, con “l’ardore di un Sottotenente ventenne” – come riportano le cronache – decide le sorti di quella drammatica giornata balzando sull’unico cingolato che ancora era in grado di muoversi e punta sul terrapieno della ferrovia tenuta dalle forze russe gridando “Tridentina, avanti… avanti” con tutto il fiato che ancora gli restava in gola, riuscendo a ribaltare a favore degli Alpini l’esito favorevole dello scontro che apre le vie della ritirata a oltre 20 mila Alpini del Corpo d’Armata; per il suo comportamento gli viene conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare consegnatagli solo nel 1951 in occasione di una Adunata Nazionale degli Alpini.
Rientrato in Italia, è catturato dai Tedeschi nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943 a Bressanone e inviato a Posen nella Germania Orientale in un campo di concentramento per Ufficiali; dopo due mesi venne trasferito a Vittel, in Francia, in un campo di addestramento per i militari che intendevano collaborare con i Tedeschi dove rimase per un mese circa; scoperto dai Tedeschi per aver preso contatto con i partigiani francesi, è portato a Wietzendorf, in Bassa Sassonia, in un campo di punizione dove rimase sei mesi per essere poi nuovamente trasferito a Posen.
Alla conquista del campo da parte delle unità russe, resta prigioniero dei Sovietici e deportato a Kiev fino al settembre 1945 quando può finalmente rientrare in Italia; nel 1947 è promosso generale di Corpo D’Armata ma, a seguito delle epurazioni iniziate nel 1946 degli Ufficiali che avevano combattuto in unità dei Regime fascista, viene ingiustamente denunciato per “collaborazionismo” e radiato dal servizio attivo, con profonda e amara delusione del Generale Reverberi.
Tornato alla vita civile, malgrado profondamente scosso dai provvedimenti adottati nei suoi confronti, è uno degli artefici principale del1a ricostruzione dell’Associazione Nazionale Alpini e, dopo tante “vittoriose battaglie”, muore per infarto il 22 giugno 1954 solo 61enne dopo una banale ma rovinosa caduta sulle rampe delle scale di casa.
E’ sepolto nel cimitero di Montecchio di Reggio Emilia.
Il Generale Reverberi, per il suo carattere tipico degli Emiliani “scoppiettante, imprevedibile, brontolone, nervoso, effervescente e bonariamente gasato”, era chiamato dai suoi Alpini “Gasosa”; un altro soprannome affibbiatogli era quello “Generale dieci lire’ per l’abitudine che aveva, quando si recava in visita ai propri Reparti, di lasciare 10 lire alla Guardia schierata che gli rendeva gli onori finali, tramite il suo Aiutante di Campo, il Tenente Cugnacca, affinché si facesse una bevuta in suo onore; atteggiamenti molto apprezzati dai suoi soldati che provavano per questo Generale sempre sorridente e affabile con tutti un genuino e sentito attaccamento.
Medaglia d’Argento al Valor Militare
“Di notte, attaccato da un plotone nemico, con pronta e lodevole iniziativa sapeva. cogliere il momento opportuno per un deciso contrattacco, portando brillantemente il suo plotone contro la posizione nemica, obbligava i difensori a ripiegare in disordine uccidendone 11 e facendone 5 prigionieri” Ponte Alto, 10/ 6/ 1915.
Medaglia d’Argento al Valor Militare
“Guidava con intelligenza ed ardire la sua Compagnia ed una Sezione mitragliatrici all’accerchiamento di una forte posizione nemica, riuscendo nell’intento. Radunata quindi una squadra, di Arditi, alla testa di essa, fra mine e reticolati si lanciava risolutamente all’attacco di trinceramenti, dai quali l’avversario ancora resisteva, e lo costringeva alla resa” Maserè di Fontana Negra, 9/ 7/ 19.16.
Medaglia d’Argento al Valor Militare
“Comandante di una Compagnia, visto cadere il Comandante di Battaglione, con esemplare calma ed ammirabile energia, assumeva con risolutezza, nel difficile momento, il Comando del Reparto e, sprezzante del pencolo, alla testa di due Compagnie da lui incorate dall’esempio, sotto il fuoco incessante ed intenso delle artiglierie e le raffiche furiose di mitragliatrici nemiche le trascinava alla conquista di una ben munita posizione. Respingeva poi nella stessa giornata e in quella successiva violenti contrattacchi e rafforzava con prontezza la linea raggiunta mantenendola saldamente in nostro possesso”. Costone Roccioso di Mesniac (Bainsizza), 21 dicembre 1917.
Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia
“In complesse operazioni di radunata, manteneva con sagace opera di organizzatore la compattezza operativa della propria divisione. Superando difficoltà imponenti portava al combattimento la propria unità con marce di oltre 40 km. per più giorni consecutivi. Sostenne e guidò col consiglio e coll’esempio, in combattimenti di unità isolate, l’azione dei comandanti e, in delicata situazione, travolgeva con la propria divisione le difese di preponderanti forze nemiche giungendo sino allo schieramento delle artiglierie. Organizzava poi con l’opera instancabile ed oculata la difesa del proprio settore che manteneva integro contro le azioni del nemico”. Fronte russo agosto-dicembre 1942.
Medaglia d’Oro al Valor Militare
“Comandante della Tridentina ha preparato, forgiato e guidato sagacemente in Russia con la mente e con l’esempio i suoi Reggimenti che vi guadagnarono a riconoscimento del comune eroismo Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nel tragico ripiegamento del Don, dopo tredici combattimenti vittoriosi, a Nikolajewka il nemico notevolmente superiore in uomini e mezzi., fortemente sistemato su posizione vantaggiosa, deciso a non lasciar passare, resisteva ai numerosi, cruenti nostri tentativi. Intuito essere questione di vita o di morte per tutti, il Comandante nel momento critico, decisivo, si offre al gesto risolutivo. Alla testa di un manipolo di animosi, balza su un carro armato e si lancia leoninamente, nella furia della rabbiosa reazione nemica, sull’ostacolo, incitando con la voce e il gesto la colonna che, elettrizzata dall’esempio eroico, lo segue entusiasticamente a valanga coronando con una fulgida vittoria il successo della giornata ed il felice compimento del movimento. Esempio luminoso di generosa offerta, eletta coscienza di capo, eroico valore di soldato”. Nikolajewka (fronte russo), agosto 1942-gennaio 1943
Gen.C.A. Giuseppe Valotto
Tratto da Notiziario dell’Associazione Nazionale ex Allievi Accademia Militare di Modena