FILIPPO MARINI E GINO MENCONI – M.O.V.M. DI OTTOBRE

  

MARINI FILIPPO

Sottotenente di complemento di fanteria, I battaglione coloniale

 

 

 

 

 

Allievo sottufficiale nel 2° granatieri nel novembre 1927, fu ammesso col grado di caporal maggiore alla Scuola allievi ufficiali di complemento di Spoleto nel maggio 1928 conseguendo la nomina a sottotenente dal 1° aprile 1929, assegnato al 2° granatieri. Collocato in congedo nel settembre 1930, veniva richiamato l’anno seguente a disposizione del Ministero delle Colonie per essere trasferito nel R.C.T.C. (Regio Corpo Truppe Coloniali) della Cirenaica. Sbarcato a Bengasi il 1° agosto 1930 raggiungeva il XVI battaglione eritreo col quale partecipava alle operazioni di grande polizia coloniale ed aveva due encomi solenni. Rimpatriato nell’ottobre 1933 perché ammesso all’Accademia Militare di Modena, conseguiva la nomina a sottotenente in servizio permanente effettivo dal 1° ottobre 1934 e nel 1935, fu trasferito al R.C.T.C. della Somalia. Sbarcato a Mogadiscio nell’aprile veniva assegnato al I battaglione arabo-somalo del 2° raggruppamento.

“Comandante di plotone mitraglieri, avuta una mano devastata da proiettile esplosivo fino dall’inizio di aspro combattimento contro soverchianti forze ribelli, rimaneva al suo posto di comando disdegnando ogni soccorso. Con singolare fermezza d’animo e bravura concorreva a respingere, col ben diretto fuoco delle sue armi, tre successivi attacchi in forze. Visto cadere il capo arma ed i serventi di una mitragliatrice, accorreva per sostituirli. Colpo mortalmente al petto, cadeva da eroe incitando i suoi ascari al combattimento al grido di Viva l’Italia, Viva il Re, Viva il Duce. Luminoso esempio di elevate virtù militari e di indomito valore.” Zallalò, 4 ottobre 1936.

Altre decorazioni:

Medaglia Argento (Birgot, 1936)

«Comandante di un plotone mitraglieri assegnato ad una compagnia avanzata, durante l’attacco di posizioni fortemente difese da mitragliatrici e cannoncini, appoggiava brillantemente col fuoco delle sue armi l’azione dei fucilieri. Noncurante della violenta reazione avversaria che produceva perdite ai serventi, con successivi abili cambiamenti di posizione, giungeva sulle trincee abissine insieme con i plotoni fucilieri, dando magnifica prova di coraggio e di perizia. Birgot, 24-25 aprile 1936

Croce di guerra al Valor Militare (Monte Condudo, 1936)

«Comandante di un plotone mitraglieri coordinava in modo lodevole e con efficaci risultati il fuoco delle sue armi. Fatto segno ad intense raffiche di fuoco, continuava serenamente l’azione dando prova di ammirevole coraggio. Pendici di Monte Conduda, 25 giugno 1936

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MENCONI GINO

Partigiano Combattente

 

 

 

Consegue il diploma di ragioniere commerciale nell’anno scolastico 1919-20 all’Istituto Commerciale di Carrara. Il 27 ottobre 1920 si iscrive alla sezione Commercio del Regio Istituto Superiore di Commercio di Venezia, scegliendo le lingue francese, inglese e spagnolo. Laureatosi nel dicembre 1923 (voto 90/110), nel 1924 si iscrive al quarto anno del Magistero di Economia e Diritto. Presta servizio militare come tenente presso nel 72° fanteria, 5° compagnia ed è di stanza alla caserma Landucci di Mantova. Nel 1926 fu costretto ad espatriare per i suoi ideali politici. Rientrato in Patria clandestinamente nel 1931, venne arrestato e condannato al carcere e al confino politico. Liberato nel luglio 1943, dopo l’armistizio dell’8 settembre organizzò e dette vita ad Avenza al Comitato di Liberazione Nazionale. Trasferitosi a Firenze, creò le formazioni partigiane del Mugello, del Casentino, dell’Aretino e della Maremma. Costituì infine la Divisione “Arno” comandata in seguito dal Barducci, notto sotto lo pseudonimo di “Potente”. Nel maggio 1944 si trasferì a Parma, commissario politico della Delegazione Nord Emilia. Fu arrestato a Bosco Corniglio dove presiedeva un convegno di rappresentanti delle forze partigiane della regione.

“Tipico combattente per la causa della Libertà, sopportava senza deflettere la persecuzione ed il carcere cui il fascismo oppressore lo condannò. Liberato, offriva braccio e mente alla Patria in pericolo. Infaticabile costituì una brigata partigiana con la quale si oppose strenuamente all’invasione tedesca, presente sempre in ogni combattimento, animato dalla sua fede indistruttibile nella giustizia sociale. Creatore di numerose formazioni partigiane, le loro gesta furono specchio del suo sublime valore. Tradito, veniva attaccato proditoriamente da un reparto di SS. e crivellato di colpi prima ancora di difendersi. Ma quell’anima indomita si levava in uno scatto leonino sulle membra straziate e, solo, impegnava un’impari lotta col bieco nemico, scagliandogli contro, in segno di estremo disprezzo ad avvenuto esaurimento delle munizioni, l’inutile arma automatica. Atterrato, stretto nei vincoli, era cosparso di benzina ed arso vivo. Fiaccola ardente di fede, illumina la vita di tutto un popolo.” – Bosco Corniglio, 17 ottobre 1944.